
“Gli Amici del Bar Margherita”: questo il titolo del film di Pupi Avati uscito nelle sale venerdì 3 aprile 2009. È una commedia sentimentale in cui il regista bolognese rievoca sensazioni, emozioni e ricordi della sua giovinezza: lui abitava lì, proprio davanti al bar Margherita!
Ricostruire la società maschilista di allora dandone una visione goliardica: questa è la sua idea e per realizzarla si serve di un grande cast. Ne sono capitani Gianni Cavina e Diego Abatantuono. A rinforzare il gruppo Neri Marcoré, Katia Ricciarelli, Luisa Ranieri, Luigi Lo Cascio, Laura Chiatti, Fabio De Luigi e la new entry il giovane Pierpaolo Zizzi.
Il film è ambientato nel 1954: una bella complicazione per i costumi. A tre settimane dall’inizio delle riprese è chiamata in causa la passione vintage del costumista Steno Tonelli: l’esperienza e la cultura del vestema del 900 sono le sue carte vincenti. Tutti abiti e accessori originali o fedeli all’originale, quelli del film: una parte dello stesso costumista, la restante recuperata negli “Archivi di ricerca Mazzini” a Massa Lombarda. Una caverna di Ali Baba per stilisti e designer. Un meticoloso lavoro di ricerca ha impegnato il costumista e la sua equipe per caratterizzare la curiosa fauna umana di questo santuario del maschilismo. Bisognava ricreare attraverso il costume il carattere di quei giovani del tutto ignorati dalla società: una generazione cresciuta nell’indifferenza che cercava di attirare l’attenzione degli adulti con atteggiamenti e look stravaganti. Un grosso aiuto lo hanno fornito le riviste dell’epoca: Bella, Cine Revue, La settimana Incom, Il Tempo. Il resto lo hanno fatto i ricordi di Tonelli. Gli abiti italiani di quell’epoca erano perlopiù di sartoria: come quello che indossa Al, interpretato da Diego Abatantuono. Abito a tre pezzi con giacca a due bottoni, cravatta texture con nodo molle, camicia celeste a righe bianche, colletto morbido e cappello Capparella in feltro. È da ricordare che la produzione industriale degli abiti arriverà in Italia solo alla fine degli anni 50. Ma a Bologna, come in altre grandi città, era già possibile acquistare –per le persone indigenti- capi moderni: si trovavano presso i locali dell’America stracci. Jeans, camice hawaiane, gonne, cappotti e molto altro: tutto rigorosamente usato. Erano i depositi dei vestiti provenienti dagli Stati Uniti. Andavano di moda gli abiti di lino; il cinema americano trainava il boom del casual e il cappello era doveroso. Un’epoca di marche -quasi completamente sparite- tessuti e look tutti da riscoprire: almeno per le nuove generazioni che non hanno vissuto la ricrescita dell’Italia. Chissà cosa si terranno di questa pellicola i fashion victim di oggi?
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